Il Mondo di Adriano

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aprile 2012
  • In risposta al Sindaco Pisapia all’articolo del 22 Aprile 2012 sul Corriere della Sera

    Caro Sindaco,
    ti ringrazio per la gentile risposta che hai dedicato al mio articolo ma, se devo essere sincero, non mi piace. E ancora meno mi è piaciuto come il Corriere l’abbia IMBOSCATA. Quasi un’intera pagina dedicata a Luciano Benetton per informare gli Italiani che lascerà al figlio la guida del gruppo e solo sul finale della stessa, dopo aver sfogliato per ben due volte l’intero giornale, mi accorgo che qualcuno (dico “qualcuno” poiché neanche nei titoli appariva chi mi scriveva), mi stava rispondendo.

    Non ti nascondo che il colpo d’occhio sull’evidente sproporzione di come il Corriere ha impaginato le due notizie mi abbia indotto a riflettere, prima ancora di leggere la tua risposta.
    A questo proposito vorrei chiedere al Corriere, su quale logica si basa la strana idea secondo cui, ai cittadini starebbe più a cuore “chi sarà alla guida del gruppo Benetton” e non invece chi ha orrendamente interrotto la vita di quei Platani centenari, che tu sembri giustificare con la frase “abbattuti per errore” o “errori che non devono più accadere”.

    Ma per non farli più accadere c’è solo un modo: nel momento in cui la società Grandi Stazioni danneggia le radici di quegli alberi fino a farli morire (e ancora non è chiaro per quale motivo, visto che anche un ortolano se lo avessero consultato, avrebbe saputo come evitare l’accaduto), a quel punto non ha più importanza se c’è stato un errore o no. Ciò che conta è agire di conseguenza.

    Forse è questo che mi aspetto da un “Sindaco del cambiamento”,se non altro come monito verso chi sbaglia. Certo non saranno frustate e proprio perché si è contrari ad ogni forma di violenza, si potrebbe rispondere con una dolce CONVERSIONE: tramutare in bello ciò che è stato violentemente abbruttito.
    Come per esempio far nascere dal fango un nuovo fiore a testimonianza contro gli orrori della città, tipo i giganteschi MOSTRI che stanno oscurando Viale Sarca e non solo.

    Ma tu invece parli di buona notizia e ti esalti solo perché Grandi Stazioni provvederà alla spese di ripristino e alla piantumazione di nuovi Platani, che comunque sia non potranno essere alti più di quattro o cinque metri, altrimenti morirebbero. L’importante, come dici tu, “è restituire alla città ciò che le è stato tolto”. Peccato però che ci vorranno almeno cent’anni! La cosa che più impressiona di questo madornale “errore” fatto a TRADIMENTO è che, nel frattempo, stai perdendo un’occasione d’oro. Quella di iniziare a battere il pugno sul tavolo contro chiunque cerchi di minare la tua credibilità che, per il posto che occupi, non vale solo per la città di Milano, ma per tutte le città d’Italia. Ecco perchè la tua risposta al mio articolo non mi piace . Tu mi dai ragione, ma non sferri il pugno.

    Una specie di malattia che sboccia immediatamente dopo la conquista del trono? E così per non sbagliare si cerca di andare d’accordo un po’ con tutti. Certo non tutto si può fare subito e come si vorrebbe: c’è un’opposizione, la quale però potrebbe essere fortemente indebolita, se nel fare un’azione di forza possiedi una ragione incontrovertibile.
    A quel punto qualunque opposizione diventerebbe piccola perché avrebbe contro qualche milione di milanesi che non potrebbero darti torto. E tu oggi ce l’hai questa ragione. Ecco perché dovresti agire.
    Primo perché avresti l’appoggio dei cittadini. Secondo, per sconfiggere la devastante indifferenza verso chi conta meno. E qui mi riferisco a Francesco Rossi. Quel ragazzo dall’animo gentile che di fronte allo strazio della Stazione Centrale non ha potuto fare a meno di esprimere il suo dissenso, ahimè, purtroppo frenato. Se fosse stato almeno un cantante, anche solo di periferia, forse il Corriere della Sera gli avrebbe pubblicato le fotografie dei Platani abbattuti che lui stesso ha scattato sul luogo del delitto. Ma perché ciò avvenisse c’è voluto purtroppo l’intervento di uno molto più famoso.

    Adriano Celentano

  • Ciao Moro.

    Non conoscevo il giovane calciatore Morosini, ma la sua tragedia, quella di un ragazzo che cercava nel calcio un riscatto alla sua vita segnata dal dolore, mi ha colpito profondamente.
    I suoi occhi grandi, profondi e colmi di speranza e gioventù, non li dimenticherò.
    La sua tragedia è di tutti.
    Dobbiamo riflettere e soprattutto deve riflettere chi considera questi giovani atleti, macchine indistruttibili.
    Auspicando inoltre che i defibrillatori siano presenti anche in ogni ASL, oltre che su tutti i campi di calcio e nelle scuole.
    Adriano