Il Mondo di Adriano | Il sito ufficiale di Adriano Celentano
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Biografia di Adriano Celentano

di Mariuccia Ciotta

 

“Quello che si tende a perdere è la dimensione utopistica della vita. Io dico a volte cose che non sembrano realizzabili, ma sono tante le cose che sembravano impossibili e poi si sono realizzate. Se si perde questa visione utopistica, il mondo andrà sempre peggio”.
Adriano Celentano

 

Adriano Celentano è un artista di dimensione internazionale che ha modificato il linguaggio visivo-musicale italiano e lo ha proiettato oltre confine. La sua non è una storia “locale” né legata a una stagione. Celentano, insubordinato alle mode, non è mai stato una “moda”. Il suo stile di ribelle, indisciplinato alle regole del mercato discografico, lo ha reso indipendente dal 1962, quando ha fondato la sua etichetta, il Clan.

La sua carriera di cantante, compositore, attore, regista, produttore, autore di programmi tv si è sempre svolta all’insegna di un’autonomia di pensiero e di sperimentazione e la sua opera ha conquistato pubblici di tutto il mondo. I suoi fans si espandono fino a paesi lontani per geografia e cultura.

La vocazione di artista controcorrente si manifesta fin dall’inizio, quando, figlio di immigrati pugliesi, nasce nella periferia milanese, in quella via Gluck che diventerà il manifesto contro lo “sviluppo insostenibile”, antagonista della speculazione edilizia, sensibile all’ambiente e alla giustizia sociale, temi che non lascerà più. 

La canzone Il ragazzo della via Gluck venderà milioni di copie e sarà tradotta in 18 lingue.

Adriano irrompe nella scena musicale italiana e provoca una rivoluzione, elettrizza le platee di giovani con la sua personalità anticonformista. La sua voce esalta sonorità nuove. L’era della canzone melodica italiana è spazzata via. Adriano allena a una pratica di libertà – irregolare per vocazione – e trasmette emozioni a un pubblico desiderante, che ha altri ritmi e altri sogni. Il tuo bacio è come un rock fonde i suoni d’oltreoceano con l’ironia poetico-demenziale del cabaret, della ballata e dalle vibrazioni black di Bill Haley, il suo primo amore.

Inventa un linguaggio spezzato, sincopato, che alterna ai toni confidenziali del crooner. Quel suo distacco brechtiano dal testo con cui interpreta le canzoni lo rendono inimitabile. Oltre alla rivoluzione musicale, mette in scena un corpo elettrizzato, swingato, ‘epilettico’, e scatena la forza originaria del rock ‘n’roll contro i movimenti catastrofici della metropoli, dilagante nei paesaggi dove “prima cresceva l’erba”.

La sua curiosità artistica lo distanzia in tutta la sua carriera da ogni cliché, e se ascolta l’eco dei suoni globali, dall’Africa all’America Latina, Adriano resta unico. In continua metamorfosi, è sempre protagonista “scomodo” della scena culturale italiana. E se allora Il tuo bacio è come un rock travolge la hit parade, seguito da brani celebri come 24.000 baci,  Azzurro, Una carezza in un pugno, Svalutation, i suoi recenti cd rimangono in cima alla classifica della generazione del terzo millennio: Io non so parlar d’amore (1999), Esco di rado e parlo ancora meno (2000), Per sempre (2002), C’è sempre un motivo (2004), Dormi amore, la situazione non è buona (2007). Dischi che vendono milioni di copie.

Adriano Celentano è il segno dell’Italia che cambia e così Federico Fellini lo vuole nella parte di se stesso in “La dolce vita”, un altro celebre cineasta, Emir Kusturica, gli dedica un film, “Ti ricordi di Dolly Bell?”, e Pier Paolo Pasolini, affascinato dal ragazzo della via Gluck, dallo spirito irriducibile di Adriano, dalla sua autenticità:lo vorrebbe nella parte di se stesso per il film ispirato proprio alla canzone. Non solo Pasolini vede in Adriano il rappresentante di un universo poetico-politico legato al territorio, resistente alla civiltà urbanizzata e selvaggia del boom economico, ma anche Ermanno Olmi, al suo film d’esordio, “Il tempo si è fermato”, ricorre a lui, alla sua voce, per trasmettere il passaggio d’epoca dell’Italia industrializzata.

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Quel “monello di periferia”, il “ragazzino scatenato, simpatico ribelle che canta all’americana” ha la tonalità giusta per indicare il futuro, fuori dal repertorio convenzionale, con il suo rock dirompente e utopistico.

Adriano catalizza le contraddizioni dello sviluppo sociale, dal lavoro e i suoi pericoli alle nuove povertà, dalla rapina ambientale alla cementificazione, e lo fa con gioiosa forza dell’outsider, tanto che ancora adesso “scandalizza” coniugando spettacolo a denuncia degli orrori quotidiani.

Celentano nasce già anche regista, già dentro la forma intrecciata di immagine/suono. Ridisegna lo spazio del palcoscenico, lo “abita” e lo trasforma per poi trasferirlo sul set e negli show tv, memorabili “kolossal” per piccolo schermo, attraversati da pause, fermo-immagini, silenzi, ralenti e accelerazioni. Colleziona come interprete più di 45 film, commedie brillanti e di costume, diretto da registi contro corrente: Pietro Germi, Sergio Corbucci, Alberto Lattuada, Dario Argento, Pasquale Festa Campanile. Film che raggiungono incassi record, e che ancora adesso restano imbattuti. È lui stesso regista di quattro opere, legate da un filo unico di creatività sonoro-visiva: Super rapina a Milano (’65, firmato con Piero Vivarelli), Yuppi Du (1975), Geppo il folle (1978), Joan Lui (1985). Film “indecifrabili” per la maggioranza dei critici, che hanno preferito prenderne le distanze, con l’eccezione di Yuppi Du, così travolgente e moderno da sedurre tutti.
Film che a distanza sono stati rivalutati e che hanno aperto al rinnovamento dei linguaggi televisivi. Gli show di Celentano, fabbriche d’immaginario, hanno rivoluzionato il varietà e il modo di fare TV degli ultimi anni. Temi come l’acqua, la fame, la pena di morte, la disuguaglianza e la caccia convivono con jam session di musiche e immagini dei sud del mondo, con le feroci incursioni denuncia nei reality show e le invenzioni coreografiche di un pianeta mai visto, tra deserto e grattacieli.
Gli show collezionano ogni volta più di 15 milioni di telespettattori e riempiono le prime pagine dei giornali. Fantastico 8, Svalutation, Francamente me ne infischio, 125 milioni di cazz..te, Rockpolitik restano punti di riferimento pe un’ecologia televisiva.
Sono “set aperti”, che respingono la visione unidimensionale della realtà, il punto di vista autoritario della telecamera. È sempre l’istigazione alla libertà, alla ribellione di fronte alle cose immutabili, l’idea di realizzare l’impossibile che Adriano Celentano mette in scena. E che lo fa da sempre un imprendibile irregolare visionario.